mercoledì 17 settembre 2014

Capalbio estate 2014- Laboratori didattici


Questa estate ho avuto la fortuna di lavorare presso il Campeggio di Capalbio una splendida struttura immersa nella natura della Maremma e affacciata su una delle spiagge più belle della Toscana. "Fortuna" nel vero senso della parola perché, oltre a vivere in un posto invidiabile, ho trovato una responsabile, Maria Vittoria, da cui imparare molto e colleghi che stimo veramente. L'accoglienza a volte -come quando ci si trova a gestire le esigenze di 900 ospiti- può diventare difficoltosa: ma tutti hanno sempre cercato di ritagliare del tempo per trasmettere agli ospiti un sorriso e l'esperienza e la conoscenza del nostro territorio (anche in inglese e in tedesco). Questa è la terza fortuna. 
Trovare qualcuno che sia felice di vivere questo territorio. Ad esempio per arrivare da casa mia- a Santa Fiora- fino al Chiarone, si attraversa e si vede: l'Amiata, Rocca Silvana, Pitigliano-Sovana, Manciano- Saturnia, il Giardino dei Tarocchi di Niki da Saint-Phalle. E questa non è di certo una fortuna che uno possa tenere tutta per sé.





All'interno del Campeggio mi sono occupata principalmente di svolgere delle attività ludiche, creative e didattiche che avessero al centro la sostenibilità e, appunto, il territorio. Quindi grande successo hanno riscosso le Carte della Maremma, un gioco che ho inventato per far conoscere personaggi e animali che popolano la realtà e l'immaginario di Capalbio e dintorni. La Bella Marsilia, i pirati, i butteri, gli Etruschi, volpi, vacche, cavalli e cinghiali. Materiali usati in gran parte di riciclo.
Ho disegnato, costruito  e raccontato per 160 bambini. Che ho anche ascoltato, e ricordo il nome di tutti. Questo forse mi ha fatto venire tanta voglio di avere un bambino mio. Comunque il ricordo più bello che ho è legato alla storia della piccola Matilde, tratta dal libro Novelle fatte a mano. Questa storia -come tante altre- l'abbiamo illustrata, interpretata e per finire abbiamo cercato una soluzione al problema della protagonista. Infatti Matilde è una bambina molto povera ma tanto sognatrice. 
Un giorno va da un contadino e chiede di avere in regalo una ricottina. La ottiene, se la mette sul capo e inizia a camminare verso il mercato fantasticando: 
"La vendo, e ci compro due uova, vendo due uova e ci compro una gallina, vendo la gallina e ci compro un agnellino, lo ingrasso lo vendo e ci compro un vitellino... e venduto il vitellino mi compro una casa, la casa più fantastica che c'è, con un porticato ed un giardino e così  tutti quelli che passeranno mi faranno l'inchino!" 
Ma, camminando, camminando, alla distratta Matilde in quel momento viene sul serio la voglia di fare la riverenza, e una volta abbassata la testa... addio ricottina! che cade senza pietà. Mandando tutti i suoi sogni in frantumi.  
I bambini hanno inventato diverse soluzioni: 
1) la bambina poteva mettere la sua ricottina in un cestino invece che sulla testa dove era a rischio (principi di razionalità);
2) sarebbe bastato per lei che nella sua fantasia le persone la salutassero, invece di abbassarsi: così lei avrebbe mosso solo la mano salvando sogni e ricotta (principio di indeterminatezza). 

Alla fine una bambina, Nina, mi ha anche detto che lei aveva capito che uno può anche avere i sogni ma deve stare attento a non tenere troppo la testa tra le nuvole per non infrangerli. 































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